Imprese lombarde: bene artigianato, comunicazione e informazione. Male industria e agricoltura.

Imprese lombarde: analisi primo trimestre

I primi tre mesi dell’anno registrano una ripresa delle iscrizioni in Lombardia (+1,5%), che crescono più delle cessazioni (+0,5%) e consentono di mantenere la lieve espansione dello stock di imprese attive (+0,1%). Il maggiore dinamismo imprenditoriale sembra concentrarsi nei servizi, che accelerano la già significativa crescita, mentre si confermano i fenomeni di selezione nei comparti agricolo, industriale ed edile; l’inversione di tendenza nelle iscrizioni non è sufficiente a interrompere il trend negativo delle imprese artigiane. Prosegue, e si rafforza, la ricomposizione delle forme giuridiche a favore delle società di capitali, così come il progressivo accentramento su Milano. Fallimenti e concordati risultano sempre in discesa, tornano a crescere invece scioglimenti e liquidazioni volontarie.

Cresce numero imprese registrate

Nei primi tre mesi del 2018 il saldo tra iscrizioni e cessazioni alle anagrafi camerali lombarde è negativo (-3.193), come avviene normalmente nel primo trimestre quando vengono “contabilizzate” le cancellazioni che si accumulano negli ultimi giorni dell’anno precedente. Le iscrizioni (18.370) risultano tuttavia in crescita su base annua (+1,5%), interrompendo il trend negativo in corso dal 2016; anche le cessazioni (21.563) tornano ad aumentare, ma in misura inferiore (+0,5%), permettendo un lieve miglioramento del saldo rispetto al primo trimestre 2017. Su base annua cresce quindi il numero di imprese registrate (+0,3%), mentre la variazione per le imprese attive risulta solo marginalmente positiva (+0,1%). Lo stock di imprese lombarde attive si attesta sulle 813.895 posizioni, proseguendo la fase di sostanziale stabilità avviata dopo la lieve crescita del biennio 2015-2016; rispetto ai massimi del 2009 la perdita complessiva ammonta a circa 13mila unità.

Governance più strutturata

Le dinamiche della demografia d’impresa mostrano evidenti processi di ricomposizione tra le principali forme giuridiche, che in questo trimestre si rafforzano ulteriormente: la crescita delle società di capitale attive sfiora i tre punti percentuali (+2,9% rispetto ai primi tre mesi del 2017), mentre le società di persone registrano un peggioramento del trend già negativo (-2,7%). Le cause di tale progressiva sostituzione risiedono nella crescente esigenza delle imprese di dotarsi di una governance più strutturata e di avere maggiori garanzie, ma anche nella maggiore facilità di accesso e nei minori costi delle nuove forme di società di capitali. La crescita delle società di capitali è un processo esteso a tutto il territorio nazionale, ma che in Lombardia assume particolare rilevanza vista la forte incidenza di tali forme giuridiche (30,1% vs 22,3% italiano) per via del ruolo di centro direzionale svolto da Milano (40,9%).

Bene comunicazione e informazione

Sebbene l’analisi dei dati di flusso per settore vada fatta con cautela, la ripresa delle iscrizioni registrata in questo trimestre sembra concentrarsi nei servizi, in particolare in quelli di informazione e comunicazione. Anche i dati di stock confermano questa tendenza: accelera infatti la crescita del comparto dei servizi (+1,5% le imprese attive su base annua), con incrementi significativi per le attività professionali, scientifiche e tecniche (+1.409 posizioni), i servizi operativi di supporto alle imprese (+1.166), i servizi di informazione e comunicazione (+580) e le attività finanziarie e assicurative (+535). Meno brillanti risultano invece le dinamiche per gli altri settori del terziario, con le attività di alloggio e ristorazione che, pur proseguendo il trend positivo, mostrano nell’ultimo periodo segnali di rallentamento (+0,8%) e il commercio che conferma e approfondisce la svolta negativa evidenziata nel 2017 (-0,6%).

Male agricoltura e industria

Gli altri comparti proseguono il calo in corso ormai da molti anni: per agricoltura
(-1,2%) e industria (-1,2%) si tratta di un processo strutturale di selezione legato anche alla terziarizzazione crescente dell’economia regionale, mentre per le costruzioni (-0,9%) la fase decrescente è iniziata a fine 2011, come conseguenza della crisi che ha investito il settore, e sembra ancora lontana dalla conclusione. A livello territoriale si conferma la forte attrattività di Milano, che, proseguendo una tendenza in corso dal 2014, registra un incremento del numero di imprese attive molto superiore alla media (+1,1%), in questo trimestre grazie soprattutto al basso livello di mortalità (tasso pari al 2% vs 2,3% regionale).

Provincia per provincia

Tra le altre province solo Monza-Brianza mostra una variazione positiva (+0,2%), mentre negli altri territori si registra un calo dello stock di imprese: Como (-0,1%), Bergamo (-0,2%), Brescia (-0,5%), Cremona (-0,7%) e Lodi (-0,7%) evidenziano contrazioni inferiori al punto percentuale, mentre perdite più significative avvengono a Varese (-1%), Mantova (-1%), Sondrio (-1,1%), Pavia (-1,5%) e Lecco (-1,6%). L’elevato tasso di mortalità registrato a Pavia (3%) è parzialmente dovuto all’attività di pulizia degli archivi amministrativi e alle conseguenti cessazioni d’ufficio, provvedimenti che hanno inciso anche sui risultati di Brescia.

Artigianato in risalito

Nel primo trimestre 2018, oltre alla crescita delle iscrizioni, in Lombardia si registra una risalita delle iscrizioni al ruolo artigiano (5.534 movimenti, pari al +0,6% su base annua) dopo un lungo periodo di flessione. Tuttavia anche le cessazioni, che possono essere dovute alla chiusura dell’impresa o alla perdita del carattere artigiano, tornano a crescere, e in maniera più consistente (7.503, pari al +6,9%), determinando un saldo in peggioramento (-1.969) e una nuova variazione negativa del numero di imprese artigiane attive (-0,7%). Prosegue la riduzione del numero di procedure concorsuali in Lombardia: nei primi tre mesi del 2018 sono stati avviati 600 fallimenti, con una variazione del -4,5% su base annua e del -25,7% rispetto ai massimi del 2014; ancora più significativa la riduzione dei concordati, con solo 32 procedure aperte (-22% su base annua e -74,2% rispetto al 2014). Tornano a crescere invece gli scioglimenti e le liquidazioni, in massima parte volontari, che raggiungono quota 5.288 (+8,3%).