La cimice asiatica al centro del convegno del Consorzio Agrituristico Mantovano. Danni sul territorio fino al 70%. Pere, mele e pesche le più danneggiate.

La cimice asiatica al centro del convegno di oggi del consorzio agrituristico mantovano

La cimice asiatica che ha preso d’assalto i frutteti della nostra penisola sta creando non pochi problemi alle aziende agricole del nostro territorio soprattutto del basso mantovano. E tra chi sta studiando soluzioni per salvare il salvabile e chi aspetta l’arrivo della vespa samurai in molti casi la perdita del raccolto si aggira anche intorno al 70%.
Proprio la cimice asiatica sarà il tema del convegno che il Consorzio agrituristico mantovano terrà in Fiera Millenaria questa sera, 3 settembre 2019, alle 20.30.

Relatori del convegno saranno il dott. Paolo Culatti, del servizio fitosanitario della Regione Lombardia che illustrerà la diffusione e i danni economici causati dalla cimice asiatica in Lombardia; dott. Stefano Caruso del consorzio fitosanitario di Modena con il quale si parlerà delle reti multifunzionali nei frutteti ( esperienza dell’Emilia Romagna) e il dott. Pio Federico Roversi del Crea ( centro di ricerca difesa e certificazione) che piegherà le prospettive di lotta biologica classica per il controllo della cimice asiatica.

Approvata al Senato la strategia contro la cimice asiatica

La Commissione Agricola del Senato, a giugno, ha approvato come strategia contro la cimice asiatica l’utilizzo delle vespe samurai. Questo particolare tipo di cimice, infatti, arrivando dall’Asia, non ha nessun insetto che la combatte in natura e riesce a riprodursi velocemente, per questo, l’unica soluzione è introdurre nel nostro paese una specie antagonista che la possa contrastare, la vespa samurai, appunto, che proviene dalle stessa area di origine delle cimice. Questo particolare tipo di vespe non sono dotate di pungiglione, per cui non sono pericolose per l’uomo.
La situazione delle aziende Pesche, mele, ma anche ciliegie e albicocche sembrano essere i piatti preferiti delle cimici asiatiche.

Danni per oltre 70-80%

“Ho avuto danni del 70-80% – dice Raffaella Bulgarelli di Corte Garzotta, azienda agricola di Quistello con varietà antiche – fino allo scorso anno nessun problema, ma quest’anno buona parte del raccolto sta marcendo. Le pesche e le pere sono le più colpite, ma qualche danno anche sui piccoli frutti come i lamponi. E’ per questo che ho provato con le reti, per me una soluzione che ha funzionato molto bene, ma sono molto costose, per cui non ho potuto coprire tutte le piante, quelle sotto stanno benissimo, quelle fuori, ho perso quasi tutto.”

Stesso problema nell’azienda agricola di Paolo Franzoni, sempre a Quistello.

“Non ho messo le reti, e ho avuto danni per il 60-70% soprattutto alle pesche, le vendo ugualmente – spiega – ma ovviamente a prezzi molto più bassi”.

Emanuela Banderini con l’azienda agricola a Rivarolo del re ha lo stesso problema, nel suo caso a piacere di più alle cimici sono le albicocche precoci ( danni per il 70%) e le pesche.

Devo ancora provare con l’aglio – dice la Banderini che si è detto rende poco appetibili i frutti alle cimici” – “Già provato – le fa eco Franzoni – evapora velocemete, lo dai alla mattina e alla sera non c’è già più nulla e le cimici ricominciano a fare danni…aspettiamo fiduciosi la vespa samurai”.

Chi è la cimice asiatica?

La cimice asiatica Halyomorpha halys, è stata rinvenuta per la prima volta in Italia nel 2012 in provincia di Modena, è originaria dell’Asia orientale, in particolare di Taiwan, Cina e Giappone. Nel giro di pochi anni si è diffusa in tutto il Nord Italia causando notevoli danni a molte colture agrarie quali pesco, pero, melo, soia, orticole.

E’ particolarmente pericolosa per l’agricoltura, perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta.Gli studiosi la definiscono estremamente polifaga, perché si nutre di un’ampia varietà di specie coltivate e spontanee. La cimice asiatica è solo l’ultimo dei parassiti alieni che hanno invaso l’Italia, provocando all’agricoltura danni stimabili in oltre un miliardo.

Com’è arrivata da noi?

E’ tra i gruppi degli insetti definiti “autostoppisti”, viaggia con l’uomo su tutti i mezzi e con qualunque tipo di merce. L’elevatissima mobilità ne accresce la pericolosità insieme alla polifagia, cioè al numero di specie sulle quali può recare danni con l’apparato boccale di tipo pungente e succhiate. Si parla di più di un centinaio di specie: erbacee, arbustive, arboree ornamentali e da frutto. Studiosi americani hanno messo dei radar sull’insetto, rilevando che un adulto di cimice asiatica percorre volando da 2 a 5 km. al giorno. Per quanto riguarda il settore frutticolo, tutti i circa 5.000 ettari presenti in Lombardia sono fortemente a rischio. Un livello di infestazione minore si riscontra ad oggi nel territorio dell’Oltrepo Pavese. Particolarmente attaccati risultano invece gli areali pericoli della provincia di Mantova.

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Il contenimento ed il controllo con prodotti chimici di tale insetto risulta particolarmente difficile a causa delle sue caratteristiche biologiche: si tratta di un insetto polifago (si nutre a spese di più di 300 specie vegetali) che sverna al di fuori delle colture e dotato di notevoli capacità di re-infestare le colture trattate, nonché in grado di resistere (soprattutto gli adulti) a diversi insetticidi. Al momento le difese più indicate sono quelle di tipo meccanico (copertura delle colture con reti anti insetto), mentre si stanno valutando le possibilità di un controllo biologico tramite antagonisti naturali.
Gli studi in questo settore, volti ad individuare delle specie di insetti autoctone in grado di contenere le popolazioni della cimice asiatica, non hanno dato al momento risultati molto incoraggianti (basse capacità di parassitizzazione e predazione), anche se due specie di imenotteri oofagi (Anastatus bifasciatus e soprattutto Ooencyrtus telenomicida) sembrano fornire maggiori speranze in tal senso.

Le attività della Regione per il contrasto alla cimice asiatica

A seguito di tali ritrovamenti e nella prospettiva di un loro eventuale impiego in programmi di lotta biologica, come da nota del MIPAAFT – Servizio fitosanitario centrale, la Regione Lombardia partecipa a un programma volontario di azioni di monitoraggio di presenza/assenza di tali specie esotiche in tutto il Nord Italia, anche per raccogliere informazioni utili a descrivere la loro capacità di contenimento della cimice asiatica nelle aree in questione.
Con la firma di una apposita convenzione, il Servizio fitosanitario di Regione Lombardia, che si è impegnato ad effettuare nel corso del 2019 le attività di seguito illustrate:

  1. attività di campo: verranno effettuati da parte di personale del Servizio Fitosanitario e del Laboratorio SFR sopralluoghi per la ricerca di ovature in aree con presenza di H. halys sulle colture (es. frutteti, colture erbacee, impianti di arboricoltura, ecc.), sulle strutture vegetali limitrofe (es. siepi o alberi isolati a margine), in ambiente urbanizzato su alberature di parchi, giardini o ad ornamento della viabilità (es. parcheggi o viali alberati) o in altri contesti ritenuti idonei. I sopralluoghi verranno svolti indicativamente da giugno a settembre ed interesseranno tutte le 12 province lombarde.
  2. attività di ufficio/laboratorio: verrà effettuata la registrazione dei dati relativi alle ovature raccolte in campo, nonché la loro conservazione in ambiente idoneo e la spedizione delle stesse con eventuali parassitoidi sfarfallati agli incaricati
    della classificazione, che verranno indicati dal CREA-DC.

Dichiarazione dell’assessore Rolfi: attualmente l’unico rimedio sono le reti

“Abbiamo fatto una convenzione con il servizio fitosanitario e Crea per studiare gli antagonisti naturali della cimice asiaticacome la vespa samurai, ma non solo – ha spiegato l’assessore regionale all’agricoltura e sistemi verdi Fabio Rolfi – l’introduzione degli antagonisti riguarda tutte le province lombarde con frutteti in primis pesco, pero e melo che sembrano essere i preferiti delle cimici. Si stanno facendo degli studi – spiega l’assessore – anche per capire dove depongono le uova, come si sviluppano, ma dobbiamo usare molta cautela nell’inserire gli antagonisti perché a loro volta potrebbero fare danni alla catena degli insetti, vedi api, ma anche per l’uomo”.
Attualmente l’unico rimedio sono le reti. Noi come regione siamo vicini agli agricoltori e abbiamo attivato bandi e misure per dare loro contributi al fine di proteggersi da questo insetto infestante”.

Bandi regionali

Al fine di proteggere le coltivazioni vivaistiche e ortofrutticole da alcune specie d’insetti di particolare importanza fitosanitaria, è stata attivata, sul P.S.R. 2014-2020, l’operazione 5.1.01 «Prevenzione dei danni da calamità naturali di tipo biotico»che ha erogato, già nei primi due bandi 2017 e 2018, complessivamente quasi 6 milioni di euro per la protezione delle colture in tali ambiti produttivi, rispondendo alle sole richieste del comparto ortofrutticolo con risorse che hanno superato i 3,5 milioni di euro per l’acquisto di reti e strutture di sostegno. La maggiore attenzione si è avuta nei comprensori della Valtellina e del Mantovano interessati dalla coltivazione delle rispettive produzioni tipiche: mele e pere. Tra le specie oggetto di questi bandi Popillia japonica e Halyomorpha halys hanno richiamato le maggiori attenzioni da parte dei richiedenti. Un terzo bando, con una disponibilità complessiva di 3 milioni di euro, è stato attivato nel 2019 e sono appena stati pubblicati gli esiti istruttori. Sono state finanziate 119 domande su 127 con un contributo concesso di 4.186.000 euro, grazie a risorse aggiuntive che sono state messe a disposizione proprio per rispondere alle richieste pervenute e per ribadire l’attenzione del Servizio fitosanitario e di Regione Lombardia nell’affrontare adeguatamente questo problema.

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