Discriminazione donne: difficile l’accesso al mondo del lavoro nonostante i migliori risultati negli studi rispetto agli uomini.

La provocazione della consigliera Zaltieri

“Lo squilibrio di genere è uno spettro che caratterizza purtroppo ancora oggi sia il mondo dell’istruzione che quello del lavoro. E allora viene da chiedersi come è possibile che le ragazze, nonostante una carriera scolastica e universitaria migliore dei ragazzi, continuino a essere penalizzate sia in termini di sbocchi occupazionali sia dal punto di vista retributivo”. Con questa introduzione provocatoria Francesca Zaltieri, consigliera provinciale con delega al lavoro, istruzione e pari opportunità ha aperto i lavori del convegno “Donne e lavoro: a che punto siamo?”, promosso nel capoluogo virgiliano da Provincia di Mantova e Consigliera Provinciale di Parità in occasione della Giornata Mondiale della donna.

Le donne volano negli studi, poi le difficoltà

Dopo i saluti istituzionali del vice presidente della Provincia Paolo Galeotti e di Gaia Cimolino, consigliera di parità effettiva della Provincia di Mantova, la parola è passata a Zaltieri: “Sin dalle scuole secondarie di primo grado le studentesse dimostrano di essere più preparate degli studenti; il 35% conclude questo percorso di studio con la media del 9 contro il 26% dei coetanei. Un trend che prosegue e si rafforza alle superiori. Al punto che le ragazze si dimostrano più regolari (il 91% non fa ripetenze contro l’85% dei maschi), raggiungono voti più alti (si diplomano in media con 78,6 contro 75,1 dei ragazzi), portano a termine più esperienze internazionali (in un rapporto di 39 a 26). E, come se non bastasse, si impegnano di più nel sociale, sono maggiori consumatrici di cultura e imparano meglio le lingue straniere. Anche nella scelta di proseguire gli studi le donne hanno la meglio sugli uomini: si iscrive all’università il 77% delle prime contro il 63% dei secondi. E la forbice al momento della laurea si allarga ancora. Per di più registrando tassi minori di fuori corso. Le donne ottengono un punteggio medio più alto dei laureati maschi. Fino agli stage e ai tirocini la presenza femminile resta superiore a quella maschile: quando però si passa al lavoro vero e proprio, i rapporti di forza cambiano. E la piramide si rovescia”. Spiega dal canto suo Barbara Poggio, Prorettrice alle politiche di equità e diversità Università di Trento: “L’Italia si colloca al 70esimo posto nel mondo su 144 rispetto alla parità e al 188esimo per la partecipazione al mercato del lavoro; al 126esimo rispetto al divario salariale. Le donne sono più spesso impegnate in lavori part-time e quasi una donna su tre lascia il lavoro dopo un figlio”.

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Maternità e lavoro: un disastro

Giovanni Pugliese, responsabile dell’Area Politiche del Lavoro Ispettorato Territoriale del Lavoro di Mantova, si è invece soffermato sulla situazione nel Mantovano relativamente alla conciliazione maternità-lavoro: e il binomio è risultato essere sempre più inconciliabile visto che dalle 170 dimissioni del 2013 si è passati alle 606 del biennio 2016/2017. Tra i motivi delle dimissioni di donne lavoratrici tra gli 0 e 3 anni di vita del bambino il trasferimento dell’azienda, la distanza tra residenza e luogo di lavoro, il passaggio ad altra azienda e il ricongiungimento al coniuge. Le ragioni della difficoltà a conciliare il lavoro con la cura del bambino sono da imputare all’assenza di parenti di supporto, all’elevato costo di asilo nido e baby sitter e al mancato accoglimento del bambino al nido.

 

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