L’Ortopedia di Mantova ai vertici della classifica per il numero di casi e il rispetto dei tempi regionali grazie a un percorso multidisciplinare dedicato.

Fratture del femore

Il Carlo Poma al terzo posto in Regione Lombardia per numero di interventi sulle fratture al collo del femore. La statistica arriva dal PNE-Programma Nazionale Esiti e parla di 285 interventi nel 2017, il 63,95 per cento dei quali eseguiti entro 48 ore dal ricovero, nel pieno rispetto delle soglie fissate dalle autorità ministeriali. La struttura di Ortopedia e Traumatologia di Mantova, diretta da Andrea Pizzoli, si colloca quindi ai vertici della classifica regionale, che vede in vetta l’Istituto Ortopedico Galeazzi-Gruppo San Donato di Milano. Questo risultato è stato ottenuto grazie a un protocollo diagnostico terapeutico e assistenziale dedicato, coordinato dalla Direzione Medica di Presidio, che segue il paziente ortogeriatrico in tutte le fasi di diagnosi e cura, sin dall’accesso al Pronto Soccorso, in linea con le direttive regionali sulla presa in cario dei soggetti cronici. Il percorso, realizzato quotidianamente dal personale medico e infermieristico dell’Ortopedia di Mantova e Pieve di Coriano e dal personale medico e infermieristico del Pronto Soccorso, prevede un approccio multidisciplinare al paziente e vede impegnate varie figure professionali: l’ortopedico, il geriatra, l’anestesista, il fisiatra, il fisioterapista ed altri specialisti qualora le condizioni del paziente lo richiedano.

Continuità delle cure

Coinvolge inoltre lo staff infermieristico delle Sale Operatorie coordinato da Marzia De Bortoli e lo staff medico degli anestesisti coordinato da Gianpaolo Castelli per la programmazione dei layout di sala. Il processo di ricovero viene supportato dalla bed manager Morena Bolognini in collaborazione con la coordinatrice infermieristica dell’Ortopedia Simonetta Afretti che interviene da Pronto Soccorso nel caso non siano disponibili posti letto, nonché dalla Continuità delle cure, che assicura la prosecuzione delle cure a domicilio o in una struttura esterna nei tempi previsti, tramite Andrea Melegari. Chi sono i pazienti orto geriatrici? Si tratta di persone di età superiore ai 65 anni con fratture del femore prossimale, che vengono prevalentemente trattati negli ospedali pubblici  dove raggiungono picchi di occupazione dei posti letto di oltre il 50 per cento. “Spesso sono pazienti pluripatologici ad alto rischio – precisa Andrea Pizzoli – che soloalcuni ospedali sono in grado di gestire al meglio, grazie alla presenza della Terapia Intensiva e di un percorso dedicato a questa tipologia di pazienti oltre che alla presenza di specifiche figure professionali geriatriche. Le buone pratiche e le linee guida internazionali ci dicono che è opportuno intervenire in tempi brevi. Per questo lo standard indentificato da Regione Lombardia è di 2 giorni dal ricovero”.

Qualche dato

Qualche dato riguardante i pazienti con frattura al femore: la mortalità a 1 mese è del 6 per cento circa e a 1 anno è del 15 per cento circa; nel 50 per cento dei casi dopo 1 anno permane un certo grado di disabilità mentre solo il 35 per cento dei pazientiriacquista in pieno le funzionalità precedenti all’evento traumatico. In Europa, negli ultimi 50 anni, le fratture del collo del femore sono raddoppiate. Si calcola che nel 2050 si arriverà a quota 1 milione all’anno. Si stima che ogni anno circa 80mila italiani over 65 vengano ricoverati per una frattura al femore. Un dato in aumento esponenziale a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione. Nella provincia di Mantova oltre il 35 per cento della popolazione è anziana (oltre i 65 anni) rispetto a una media italiana del 22 per cento e l’indice di vecchiaia che confronta popolazione giovane con popolazione anziana tocca un picco di 236 a Mantova città, con una media nazionale di 161. Prima responsabile delle fratture del collo del femore è l’osteoporosi, una malattia caratterizzata da una diminuzione della massa scheletrica e dal deterioramento della qualità ossea. La sua incidenza è piuttosto elevata. A soffrirne, nel nostro Paese, sono circa 1 donna su 3 e 1 uomo su 5 a dimostrazione che le fratture da fragilità diventeranno in breve una vera emergenza sanitaria. Il percorso ortogeriatrico realizzato negli ospedali di Mantova e di Pieve di Coriano  – conclude il responsabile dell’Ortopedia e Traumatologia di Mantova, Pizzoli – ci permette di focalizzare l’attenzione non solo sulla cura delle fratture del femore ma anche sulla loro prevenzione. Frequentemente, infatti, la frattura è il primo campanello d’allarme che ci mette in guardia su uno stato di fragilità ossea. È opportuno quindi preoccuparsi di prevenire non solo le fratture, ma anche le possibili recidive, mediante un corretto inquadramento osteometabolico e la conseguente  terapia impostata dal medico internista specialista in malattie del metabolismo osseo; va inoltre adottato un adeguato stile di vita non sempre facile per il paziente anziano specialmente quando vive solo. Per questo motivo è necessario un approccio globale e non solo mirato al trattamento della frattura al fine di dare qualità e continuità alla nostra cura, specialmente in questo momento di razionalizzazione delle risorse economiche a disposizione”.

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