Nell’epoca anti-buonista arriva l’ordinanza contro la cattiveria. E’ già diventata virale l’ordinanza emanata ieri, venerdì, da Andrea Costa, sindaco di Luzzara, un Comune in provincia di Reggio Emilia alle porte del Mantovano. Un’ordinanza “contro la cattiveria”, scritta per prevenire e punire episodi di violenza verbale – anche sui social network – che avvelenano ogni giorno il dibattito pubblico italiano. In Parlamento, come nei bar.

Vietata la cattiveria

L’ordinanza vieta “ogni esibizione di cattiveria, rancore o rabbia”, sia verbale che virtuale, “e ogni atto visico teso a recare offesa a singoli o gruppi di persone”.  Un divieto necessario “visto il diffondersi sempre più preoccupante di manifestazioni di cattiveria, rabbia, rancore, che rischiano di mettere in grave pregiudizio l’incolumità delle singole persone e la tenuta della comunità stessa”. “E’ ormai cronaca quotidiana, infatti, la violenza praticata verso i soggetti considerati più deboli e fragili” scrive Costa.

Anche i politici nel mirino

I responsabili? Tutti quanti. Dai leoni da tastiera che credono che Facebook sia il far west, ai soliti professionisti della demagogia.  “Questa deriva nella costruzione della cultura immanente trova rafforzamento in espressioni ed atti dei cosiddetti gruppi dirigenti, da quelle figure che per ruolo avrebbero la responsabilità di dare un indirizzo positivo alla vita della comunità facendo valere i principi che stanno alla base della Carta costituzionale” continua il documento del sindaco di Luzzara, che cita poi gli articoli due e tre della Costituzione italiana.

Cultura contro il rancore

Il documento invita i cittadini di Luzzara a segnalare al Comune ogni violazione dell’ordinanza, via mail a stopcattiveria@comune.luzzara.re.it. E stabilisce anche precise punizioni per chi le viola, commisurate alla gravità del gesto. Tra le pene previste c’è il ripasso della Costituzione, ma anche la lettura di libri: il Dizionario della lingua italiana, “Se questo è un uomo” di Primo Levi, “Il razzismo spiegato a mia figlia” , “Il buio oltre la siepe”, “Le memorie di Adriano”, “Le città invisibili”, “La solitudine dei numeri primi” , “Il cane di terracotta”, “Il presente non basta” o “La linea d’ombra” di Conrad.

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Da Benigni a Inside out, a Caravaggio

C’è poi una filmografia punitiva, nonché una serie di spettacoli cui assistere e di quadri da osservare a seconda del gesto incriminato: “La vita è bella” di Benigni, “Inside out”, “Philadelphia”, “Il dubbio”, “Quarto potere”, “Il caso Spotlight”, “Salvate il soldato Ryan”. A teatro si “rischia” di dover assistere ad “Edipo re”, “Medea”, “Sogno di una notte di mezza estate”, “Sei personaggi in cerca d’autore”. In caso di rabbia particolarmente accentuata sono previste inoltre visite fuori porta: l’ordinanza impone la visita all’Ossario di Solferino, al campo di Fossoli, alla Grotta del vento, al complesso di Santo Stefano o al Museo dei Fratelli Cervi; o la visita ad alcune opere d’arte. A Roma il Lacoonte nei Musei vaticani, l’Estasi di Santa Teresa d’Avila, il Discobolo o la Conversione di San Paolo di Caravaggio. Oppure, per i cattivi del Nord, alla Cappella degli Scrovegni di Padova o alla Pietà Rondanini di Michelangelo, conservata al Castello Sforzesco.

Per i casi più gravi, però, la cultura non basterà: sono previste almeno dieci ore di volontariato presso una delle associazioni iscritte all’Albo del volontariato di Luzzara.