Hanno diritto ad un risarcimento che varia dai 30 ai 40mila euro ciascuno: questo quanto deciso dalla prima sezione del Tribunale di Brescia, che ha condannato la Repubblica federale tedesca a pagare il risarcimento ai 33 ex deportati, tutti mantovani.

La repubblica italiana, invece, è stata condannata, in solido con quella tedesca, al pagamento delle “sole” spese legali: 140mila euro.

La sentenza,depositata il 9 luglio 2019, è immediatamente esecutiva ma Germania e Italia potrebbero fare appello.

Il commento dell’avvocato che ha rappresentato i 33 mantovani finiti nei lager

L’avvocato Giulio Arria di Mantova i il collega Joachim Lau di Firenze, ha rappresentato gli ‘ex schiavi di Hitler‘ per 12 anni: la causa sarebbe infatti iniziata alla fine del 2007.

Il legale ha spiegato la dinamica del processo:

«Il tribunale di Brescia ha riconosciuto che lo Stato che commette crimini di guerra o contro l’umanità come sono quelli di cui sono stati vittime gli ex Imi, Internati militari italiani, non gode di alcuna immunità. Non c’è, dunque, prescrizione». La Germania non si era costituita in giudizio perché non riconosceva la giurisdizione dei tribunali italiani su questa materia, «lo ha fatto però lo Stato italiano – dice Arria – e sostenendo le tesi tedesche, come il fatto che non c’erano prove che i nostri assistiti fossero stati deportati nei lager e avesse lavorato come schiavi. Eppure, noi abbiamo portato le prove. Veramente imbarazzante. Nessun governo italiano che si è succeduto finoad ora dal 2007 ci ha aiutato. La Germania non si è costituita in giudizio e quindi credo che per principio non lo farà. L’Italia spero che non vada contro i suoi ex soldati. A questo punto, cercheremo di pignorare dei beni dello Stato tedesco che non abbiano fini istituzionali, ma sarà difficile individuarli».

Altri 48 Imi in attesa di una sentenza

Seguita da Arria e Lau pende ora davanti al tribunale Civile di Brescia anche un’altra causa, quella di altri 48 ex internati militari italiani, attualemente in attesa di una sentenza che, si spera, possa portare gli stessi risultati del processo appena concluso.

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