Regione Lombardia risarcisce Beppino Englaro, papà di Eluana, la giovane lecchese morta nel 2009 in una clinica friulana dopo essere  rimasta in stato neurovegetativo per 18 anni.

La battaglia di Beppino Englaro

Il caso riguarda la decisione assunta nel 2009 da Roberto Formigoni. L’allora governatore della Lombardia vietò la sospensione delle terapie su tutto il territorio regionale lombardo e ciò mise nelle condizioni il padre di Eluana, che da sempre aveva sostenuto che la volontà di interrompere l’alimentazione forzata della figlia non era una sua decisione personale ma semplicemente il rispetto di una volontà espressa palesemente da Eluana prima dell’incidente, di trasportare la figlia in una clinica in Friuli. E non perchè lì non ci fossero regole da rispettare, ma per dare attuazione alla sentenza della Cassazione che autorizzava la sospensione del trattamento terapeutico e del sondino.

Eluana aveva diritto di morire a “casa sua”

Nel 2014  il Consiglio di Stato, organo che funge da corte suprema per la giurisdizione amministrativa, stabilì che il diritto alla cura comprende anche e comunque il diritto a interromperla. Di fatto quindi smentì la linea adottata  da Formigoni. Proprio da lì la  la condanna a risarcire la somma di “132.956,78 euro, oltre accessori, di cui 12.965,78” per il trasporto, la degenza e il piantonamento.

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