Presunte molestie: dopo la bordata di fango lanciata all’indirizzo del sindaco Palazzi sui social da un’educatrice del nido di Mantova, ecco come stanno le questioni legali, oltre la piazza virtuale.

Presunte molestie

Lorena Buzzago ha accusato via social il sindaco di Mantova Mattia Palazzi di averla molestata sessualmente nel 2015. Ma, oltre alla piazza virtuale come stanno procedendo realmente le cose? La Buzzago ha detto di aver riferito anche “nelle sedi appropriate” le presunte moleste. Dalla Procura, però, viene puntualizzato che la Buzzago ha riferito fatti che non sono stati supportati da un atto formale di denuncia e che non sono apparsi come reati perseguibili. Nessun fascicolo, quindi, è stato aperto all’epoca.

Palazzi denuncia per calunnia

Lorena Buzzago avrebbe quindi denunciato Palazzi soltanto attraverso i social, al momento, senza accompagnare a denuncia formale quanto asserito in pubblica, seppure virtuale, piazza. La donna sostiene che denuncia stia per essere presentata dai suoi legali. Non è stato ad aspettare, invece, il sindaco Mattia Palazzi. L’uomo ha già proceduto con la querela per diffamazione, che è stata depositata dai suoi legali Giacomo Lunghini e Silvia Salvato. Palazzi ha appena visto cadere (e archiviare dalla Procura) le accuse di Elisa Nizzoli, ex vice presidente dell’associazione culturale Mantua me genuit, la donna accusava il primo cittadino di aver preteso favori sessuali in cambio di contributi comunali – alcuni dei messaggi portati come prova della presunta colpevolezza di Palazzi sono addirittura risultati falsi. Il caso è stato archiviato, ma adesso per il sindaco pare riaprirsi un iter similare, dopo aver già provato la propria estraneità alle accuse precedenti.

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L’ombra della vendetta

Lorena sostiene di non aver trovato la forza di denunciare prima le presunte molestie, che risalirebbero al 2015, perché intimidita dal potere di Palazzi, lavorando anch’essa presso il Comune. Per completezza di informazione in questo intricato quadro, qualcuno ha anche ipotizzato che dietro alla rabbia veicolata sui social della donna ci possano essere i due procedimenti disciplinari ai quali è stata sottoposta. Uno inerente l’assenza in occasione di una visita fiscale per malattia che si è già concluso, le sue giustificazioni non sono state accolte. L’altro, ancora aperto riguarderebbe un comportamento non consono tenuto con un genitore del bambino del nido. Lei si difende sostenendo che in occasione della visita mancata non è riuscita ad aprire la porta a causa della febbre alta che la costringeva a letto, nell’altro caso la starebbero perseguitando per un colloquio durato 15 minuti al posto di 20.