Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Mantova su delega della Procura della Repubblica di Mantova ha eseguito il maxisequestro preventivo di 108 beni immobili e di mobili per oltre 3 milioni di euro, fra cui saldi attivi giacenti su conti correnti accesi presso operatori finanziari nazionali e riconducibili a tre soggetti giuridici e quattro persone fisiche.
Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso a conclusione di un’articolata attività di indagine condotta dalle fiamme gialle virgiliane coordinate dalla Procura della Repubblica di Mantova, scaturita a seguito di una verifica fiscale nei confronti di una società di capitali, operante nel settore della commercializzazione di materiali plastici, che ha utilizzato altri soggetti giuridici privi di qualsivoglia struttura organizzativa che hanno emesso fatture relative ad operazioni inesistenti, generando una rilevante frode all’Erario.

Le investigazioni che hanno portato al maxisequestro

Le investigazioni hanno fatto emergere un gruppo di imprese (due società di capitali e due ditte individuali) operante nel settore della commercializzazione della plastica, gestito di fatto da V.G., classe 1974, il quale, pur non avendo cariche formali in seno alle stesse, secondo l’ipotesi accusatoria le ha strumentalmente utilizzate con il fine di evadere le imposte.
Le ditte individuali e una delle società di capitali sono risultate essere società “cartiere”, prive cioè di strutture organizzative, costituite con il solo fine di emettere falsi documenti contabili per consentire all’altra società di capitali (l’unica realmente operativa) di evadere le imposte.

Com’è avvenuta l’evasione secondo le ipotesi investigative

Secondo le ipotesi investigative, l’evasione è avvenuta attraverso:
– la c.d. “frode carosello”, nell’ambito della quale le società “cartiere” hanno formalmente acquistato i beni da operatori commerciali dell’Unione Europea, rivendendo la merce alla società di capitali realmente operante, facendo sorgere, da un lato, il debito IVA in capo alle stesse “cartiere” – debito che non è stato versato al fisco – e, dall’altro, un pari credito a favore della società di capitali, utilizzato fraudolentemente da quest’ultima per abbattere l’IVA a debito scaturente dall’attività imprenditoriale realmente svolta;
– un secondo sistema che prevedeva l’abbattimento dei ricavi e dell’IVA da versare all’Erario mediante l’annotazione di fatture oggettivamente inesistenti emesse dalle “cartiere”.
Inoltre, nel corso delle indagini, che hanno portato alla denuncia all’A.G. di 5 persone fisiche, sono emerse anche ipotesi di omessa e/o infedele presentazione delle dichiarazioni fiscali nonché l’occultamento e/o distruzione della documentazione contabile, con il fine di rendere vano ogni tentativo di ricostruzione degli accadimenti gestionali che hanno riguardato le società.

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Hanno tentato di occultare il proprio patrimonio allo Stato

Il sequestro cautelare eseguito ha colpito, fra l’altro, dei beni immobili di proprietà di due società immobiliari italiane, il cui capitale sociale risulta detenuto da soggetti di diritto estero, di proprietà, a loro volta, del citato V.G., il quale, con tali società schermo, ha di fatto tentato di occultare il proprio patrimonio allo Stato italiano, con il fine di evitare eventuali azioni cautelari poste in essere a tutela del fisco.
La Procura della Repubblica ha chiesto al GUP il rinvio a giudizio nei confronti dei 5 indagati, con udienza preliminare fissata per il 3 dicembre p.v.

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