Incendio Sabbioneta: le indagini proseguono per ricostruire con precisione la dinamica dell’incendio appiccato da Gianfranco Zani nella casa dove vivevano le ex e i 3 figli, uno dei quali morto intossicato.

Incendio Sabbioneta

Gianfranco Zani si trova in un reparto psichiatrico a Cremona. Le indagini dei carabinieri di Mantova e della Procura non si fermano, tese a fare luce sulle reali intenzioni dell’uomo. Il piccolo Marco, infatti, unico in casa quando il padre ha appiccato l’incendio approfittando dell’assenza dell’ex moglie, è rimasto intrappolato nella camera dove stava riposando. Si cerca di capire come mai la porta risultasse bloccata, situazione che ha decretato la condanna a morte dell’11enne.

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Via di fuga bloccata?

Va ribadito che al momento si è ancora nel campo delle ipotesi, necessarie per non lasciare zone buie in questa vicenda tragica. Gli inquirenti starebbero dunque cercando di capire se la porta che ha bloccato la fuga all’11enne fosse stata volontariamente bloccata. Questo particolare indicherebbe in via definitiva se nelle intenzioni di Zani c’era effettivamente quella di uccidere il figlio, lasciandolo intrappolato fra le fiamme.

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Una tragedia annunciata?

Ripetuti gli episodi di violenza domestica in quella villetta apparentemente tranquilla, i figli e la compagna erano ripetutamente finiti in ospedale a causa delle botte di Zani. Situazione diventata insostenibile, al punto da spingere i servizi sociali ad allontanare moglie e figli in una località protetta. Ora Silvia Fojticova, slovacca, 39 anni, da una stanza dell’ospedale Oglio Po di Casalmaggiore, dove si trova ricoverata racconta di un passato di botte e violenze psicologiche. Obbligata a vivere nella paura e a scappare in una località segreta per sopravvivere alla furia dell’ex, che non intendeva lasciare in pace lei e i tre figli. Parla di un uomo quasi sempre ubriaco. Un uomo violento. Picchiava. Botte alla moglie. Botte anche ai figli. Alex, 17 anni, colpito con la cassa di uno stereo. Fabio, 3 anni, fatto cadere dal seggiolone dopo aver sfasciato la cucina. Ma anche minacce con coltelli e medicazioni al pronto soccorso. Il Gip, Gilberto Casari, il 15 novembre, ha firmato un’ordinanza di allontanamento, lo stesso giorno in cui il tribunale dei minori ha stabilito il trasferimento di madre e figli in una dimora protetta dove sono rimasti tre giorni. Ma nulla è servito contro la voglia di vendetta dell’uomo.

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“Chiedevo aiuto, mi hanno detto di avere pazienza”

Silvia racconta di aver chiamato spesso i carabinieri per segnalare le violenze subite. A luglio ha sporto denuncia per maltrattamenti nei confronti dell’uomo. E adesso Silvia ricorda anche che, a volte, al telefono si è sentita rispondere: “Signora, deve portare pazienza…”.

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