Lavoro nero: individuati 417 lavoratori irregolari, impiegati sulla base di 19 appalti illeciti, rilevate violazioni ai fini IVA per 2,7 milioni e l’omessa dichiarazione di ricavi per 8,1 milioni di euro.

Lavoro nero: individuati 417 lavoratori irregolari

Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Mantova ha portato a termine una articolata attività di servizio, avviata con l’apertura di una verifica fiscale nei confronti di un’azienda mantovana, operante nel settore della macellazione e lavorazione di carni, conclusasi con mirati interventi ispettivi in materia di lavoro nei confronti di 7 cooperative che, nel tempo, attraverso illeciti contratti di appalto, hanno fornito, alla stessa società, 417 lavoratori.

L’attività ispettiva, inoltre, ha consentito di constatare, nei confronti dell’impresa appaltante, un’IVA indebitamente detratta per oltre 2,7 milioni di euro e una base imponibile sottratta a tassazione ai fini IRAP per circa 6,1 milioni di euro nonché violazioni direttamente a carico delle cooperative appaltatrici per omessi versamenti di ritenute operate per oltre 178 mila euro; omessi versamenti IVA per oltre 215 mila euro; omesse dichiarazioni di ricavi ai fini IRES per oltre 8,1 milioni di euro nonché una base imponibile sottratta a tassazione ai fini IRAP pari ad oltre 3 milioni di euro.

In materia di lavoro, è stata accertata l’ipotesi dell’appalto privo dei requisiti di cui alla nota “Legge Biagi”, sanzionata con una sanzione amministrativa complessiva, nella misura massima edittale, pari ad 950.000 euro, sia a carico dell’appaltante che delle pseudo imprese appaltatrici.

L’indagine

Il soggetto controllato è stato selezionato in quanto, dall’attività di analisi effettuata attraverso le banche dati in uso al Corpo, emergevano una serie di indici di rischio in base ai quali risultava un numero di lavoratori dipendenti non congruo rispetto al volume d’affari dichiarato, con il sospetto che il macello potesse aver fatto ricorso ad illecite somministrazioni di lavoratori.

Nel corso dell’attività ispettiva è stato identificato il personale intento a lavorare le carni all’interno dei due stabilimenti dell’azienda, acquisendo dagli stessi tutte le informazioni utili in merito ai rapporti di lavoro con la società verificata.

Il successivo raffronto con gli elementi emergenti dall’analisi della documentazione acquisita, relativa agli anni dal 2014 al 2018, ha consentito di accertare che la società aveva proceduto a stipulare dei contratti d’appalto – illeciti – attraverso i quali era stata esternalizzata l’80% della forza lavoro, con il vantaggio per la società di abbattere i costi che sarebbero stati connessi alla gestione, in qualità di dipendenti, dei numerosi lavoratori.
Tale condotta, infatti, ha consentito alla società di non sostenere i costi relativi alla posizione contributiva dei lavoratori, formalmente assunti dalle cooperative ove sono stati inquadrati come soci lavoratori, per i quali sono previste ritenute contributive meno onerose rispetto a quelle di lavoratori dipendenti da una società.

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L’azienda verificata, invece, ha contabilizzato le fatture emesse dalle cooperative in relazione ai contratti di appalto (illeciti) stipulati, detraendo indebitamente l’IVA afferente ai servizi resi dalle citate cooperative (l’indebita detrazione è connessa al fatto che, disconosciuti i contratti di appalto e ricondotti i servizi resi dalle cooperative nell’alveo delle prestazioni di lavoro, queste ultime non rientrano nelle prestazioni di servizi imponibili ai fini IVA) e deducendo altrettanto indebitamente i relativi costi ai fini IRAP paria 6,1 milioni, eludendo la normativa che, fino al 2015, prevedeva l’indeducibilità totale dei costi relativi ai lavoratori dipendenti.

L’uso abusivo e distorto dei contratti di appalto è emerso da taluni indicatori indiziari tipici di tale illecito fenomeno, individuati: nella mancanza del rischio d’impresa in capo alle società cooperative appaltatrici (in quanto tutti i maggiori investimenti erano stati realizzati dalla società verificata); nella gestione del personale che veniva effettuata direttamente dalla società di macellazione (la quale, fra l’altro, costituiva l’unica società cliente delle suddette cooperative); nella breve durata dell’operatività delle imprese appaltatrici (circa un anno); nell’irreperibilità degli amministratori delle stesse; nel fatto che alcune di queste sono state poste in liquidazione per mano di soggetti stranieri, peraltro anch’essi irreperibili; nell’inesistenza, presso la sede legale dichiarata, di uffici riconducibili alle cooperative e nella irregolarità delle relative posizioni fiscali.

In conseguenza dell’intervento della Fiamme Gialle, i lavoratori, ai sensi della stessa Legge Biagi, potranno ricorrere in sede civile per il riconoscimento del rapporto di lavoro dipendente in capo al macello mantovano, con conseguente ricostruzione della posizione contributiva e contrattuale effettivamente spettante.

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