Edmon e Eduard Trushi sono due gemelli omozigoti, identici in tutto tranne che in una cosa: le impronte digitali. Originari dell’Albania, ormai da tempo abitano a Castiglione delle Stiviere. Sono uguali: stessa pettinatura, stesso modo di vestire e di atteggiarsi. E sono uguali anche quando, insieme, operano di notte nel silenzio dei dormienti che, senza accorgersene, vengono derubati dai due gemelli. Dopo più di un centinaio di colpi Edmon e Eduard sono diventati i “Gemelli Lupin”, inarrestabili grazie al loro DNA identico.

O almeno: così sembrava.

Inarrestabili: il dna non consente di capire chi dei due abbia commesso il reato

Auto di lusso, orologi appariscenti, pesanti collane d’oro, feste nei locali e tanto divertimento: questo quello che traspare della vita dei due gemelli Lupin, che non fanno certo tesoro nascosto delle loro ricchezze sospette.

E’ il 2014, a Porcia (Pn) i Carabinieri intercettano una Mercedes classe A rubata il 2 ottobre 2012 a Ferrara: inizia un inseguimento.  La fuga dura diversi km, l’auto viene abbandonata tra i campi di Sacile ma il conducente non viene trovato: è scappato a piedi lasciando lì l’auto. Vengono effettuati numerosi esami sul volante, sul pomello del cambio e persino su un mozzicone di sigaretta ritrovato all’interno dell’abitacolo dell’auto: è così che viene individuato il dna di Eduard Trushi, già noto alla polizia per alcuni precedenti. Edurd viene accusato di ricettazione ed inizia il processo che termina nel 2016 con la sua assoluzione: Eduard e Edmon hanno lo stesso Dna, non è quindi possibile per il giudice affermare oltre ogni ragionevole dubbio chi dei due abbia commesso il crimine. Da qui, la prima di ben tre assoluzioni per lo stesso motivo.

L’ultima assoluzione a Gennaio per un furto in provincia di Verona

L’ultima assoluzione è arrivata a gennaio:  il procedimento riguarda fatti avvenuti nel 2010, quando uno dei due gemelli Trushi ha fatto irruzione in un appartamento di Nogarole Rocca (VR) per compiere un furto, aggredendo, dopo essere stato sorpreso nella casa, il nipote dell’anziana proprietaria di casa e dandosi poi alla fuga. Nella fuga però uno dei gemelli ha perso il cappellino contenente tracce di sudore, da cui è stato estratto il Dna che ha inchiodato il giovane. Ma anche questa volta la difesa ha ottenuto l’assoluzione perché i due profili genetici sono indistinguibili e non si può rischiare di condannare il fratello sbagliato.

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Ora è giunta finalmente la condanna

Ormai la conta dei colpi commessi dai due fratelli ha superato la soglia del centinaio, commessi in tutto il centro e nord Italia ma con base sempre nel mantovano, a Castiglione delle Stiviere. Ma dopo anni di assoluzioni e di fuga dalla giustizia, la loro carriera è ora giunta al termine: pochi giorni fa il tribunale di Pordenone ha emesso una sentenza di condanna di primo grado nei confronti di Eduard.

Il ladro 34enne è stato condannato per una quarantina di furti e ricettazione commessa in diverse province: Mantova, Pordenone, Treviso e Venezia. Tutti i fatti risalgono a un arco temporale compreso tra l’8 e il 20 novembre 2017. Terminata la fase istruttoria il giudice ha condannato Eduard a sei anni e dieci mesi di reclusione, da aggiungere ai cinque anni precedentemente comminati per altri 15 crimini già imputatigli.

Scoperto il modus operandi dei due gemelli Lupin

Grazie all’intensa attività investigativa portata avanti dagli inquirenti nel corso di questi anni è stato scoperto il preciso modus operandi dei due: i gemelli agivano di notte durante il sonno dei padroni di casa, spesso prendendo di mira grandi ville all’interno delle quali potesse esserci un ricco bottino. Entravano nelle casi perforando la serratura della porta d’ingresso con un trapano elettrico silenzioso e poi svaligiavano le abitazioni. In più di un’occasione è capitato che i due fratelli, colti sul fatto nell’abitazione, aggredissero i proprietari di casa causando loro più o meno gravi lesioni.

Tra di loro Edmond e Eduard comunicavano attraverso cellulari intestati ad extracomunitari, cambiandoli continuamente per non essere individuati. I due hanno portato a segno colpi in diverse regioni d’Italia e le auto rubate servivano anche a spostarsi “per lavoro”.

I Carabinieri sono riusciti a sequestrare sia le auto che altri beni rubati negli anni, assieme agli strumenti utilizzati per scassinare le abitazioni, tutti trovati nella loro base operativa a Castiglione.

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