Tragedia di Sabbioneta: Gianfranco Zani, l’uomo che due giorni fa a Sabbioneta ha incendiato la propria casa nel tentativo di vendicarsi della moglie che lo stava lasciando, provocando la morte del figlio 11enne, lunedì mattina sarà interrogato nel reparto del servizio psichiatrico dell’ospedale di Cremona, dove è ricoverato dopo aver manifestato intenzioni suicide. Nel frattempo la madre del piccolo racconta: “Chiedevo aiuto, mi hanno detto di avere pazienza”.

Tragedia di Sabbioneta

Lunedì mattina alle 9, è previsto l’interrogatorio di Gianfranco Zani, nel reparto del servizio psichiatrico dell’ospedale di Cremona, dove è ricoverato dopo aver manifestato intenzioni suicide. L’uomo due giorni fa a Sabbioneta ha incendiato la propria casa nel tentativo di vendicarsi della moglie che lo stava lasciando, provocando la morte del figlio Marco di 11 anni.

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Botte e violenze psicologiche

La madre del piccolo Marco, Silvia Fojticova, slovacca, 39 anni, da una stanza dell’ospedale Oglio Po di Casalmaggiore, dove si trova ricoverata racconta di un passato di botte e violenze psicologiche. Obbligata a vivere nella paura e a scappare in una località segreta per sopravvivere alla furia dell’ex, che non intendeva lasciare in pace lei e i tre figli.

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Parla di un uomo quasi sempre ubriaco. Un uomo violento. Picchiava. Botte alla moglie. Botte anche ai figli. Alex, 17 anni, colpito con la cassa di uno stereo. Fabio, 3 anni, fatto cadere dal seggiolone dopo aver sfasciato la cucina. Ma anche minacce con coltelli e medicazioni al pronto soccorso. Il Gip, Gilberto Casari, il 15 novembre, ha firmato un’ordinanza di allontanamento, lo stesso giorno in cui il tribunale dei minori ha stabilito il trasferimento di madre e figli in una dimora protetta dove sono rimasti tre giorni. Ma nulla è servito contro la voglia di vendetta dell’uomo.

“Chiedevo aiuto, mi hanno detto di avere pazienza”

Silvia racconta di aver chiamato spesso i carabinieri per segnalare le violenze subite. A luglio ha sporto denuncia per maltrattamenti nei confronti dell’uomo. E adesso Silvia ricorda anche che, a volte, al telefono si è sentita rispondere: “Signora, deve portare pazienza…”.

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