Veleni asfalto: l’elenco dei lavori “fuorilelgge” mentre i Comuni coinvolti valutano se costituirsi parte civile insieme.

Ecco dove si sono svolti i lavori “fuorilegge”

Sono sei i comuni della Bassa dove si sono svolti i lavori stradali “fuorilegge”, con l’utilizzo di asfalto inizialmente spacciato per ecologico ma in realtà contente, secondo le indagini dell’Antimafia di Venezia, sostanze chimiche e tossiche pericolose. I comuni coinvolti sono Magnacavallo, Ostiglia, Poggio Rusco, San Benedetto Po, San Giovanni del Dosso e Sermide.

MAGNACAVALLO: I lavori sono stati eseguiti in un tratto di circa 500 metri in via Madonnina Sinistra.

OSTIGLIA: Asfaltatura e lavori in due piazzali di proprietà privata.

POGGIORUSCO: Alcune opere commissionate da privati cittadini.

SAN BENEDETTO PO: Circa un chilometro e mezzo in strada Arginello Schiappa nella frazione di Brede; si trattava, a quanto pare, di un’opera di compensazione realizzata da un privato per un impianto a biogas.

SAN GIOVANNI DEL DOSSO: Intervento per la realizzazione di un’area privata di deposito attrezzi da lavoro.

SERMIDE: Alcune opere commissionate da privati cittadini.

I Comuni pensano a costituirsi parte civile

Nel frattempo i sei Comuni della Bassa coinvolti, a propria insaputa, nella vicenda, stanno valutando il da farsi. In generale l’idea è quella di costituirsi parte civile insieme, ma la strategia non è ancora stata definita nel dettaglio. Proprio in questi giorni infatti i Comuni stanno prendendo in esame la vicenda, così da valutare in modo puntuale come comportarsi nel prossimo futuro.

Leggi anche:  Deposito incontrollato rifiuti: sequestrati 600 metri cubi di plastica a Ostiglia

Asfalto avvelenato spacciato per ecologico

Tutta la vicenda ha preso le mosse un paio di anni fa dall’Antimafia di Venezia, che delle indagini ha incaricato i carabinieri forestali. I quali hanno raccolto campioni di materiale scoprendo come all’interno fossero contenute sostanze come nichel, cromo, piombo e cloruro provenienti da rifiuti che non sarebbero stati debitamente trattati così da renderli inerti e non contenenti le sostanze chimiche e tossiche trovate. L’azienda finita nel mirino degli inquirenti spacciava tale asfalto per ecologico, sebbene contenente tali sostanze. Così facendo sarebbe stata in grado di proporre prezzi molto concorrenziali, aggiudicandosi centinaia di lavori nelle province di Bologna, Ferrara, Mantova, Modena, Padova, Rovigo e Verona. Per questa vicenda, con varie accuse, la procura di Venezia ha chiesto il rinvio a giudizio di tre imprenditori veronesi: un 60enne di Legnago residente a Cerea, un 48enne di Cerea e un 58enne residente a Verona. Nei primi giorni di marzo il giudice deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura veneziana.

 

LEGGI ANCHE: Si avvelena per una delusione d’amore un 20enne di Porto Mantovano: salvato in extremis