Arte cimiteriale: il tema del cimitero, nei suoi caratteri più generali, da sempre ha rappresentato per la società una delle maggiori espressioni di civiltà in un perfetto equilibrio tra arte e architettura, tra spazio fisico e spazio simbolico, tra costruzione e monumento.

Arte cimiteriale

Dopo i saluti di Elena Alfonsi e Federico Bucci, prorettore Polo di Mantova del Politecnico di Milano, ne parleranno Massimo Ferrari e Claudia Tinazzi del Politecnico di Milano, Gianni Braghieri, Adalberto Del Bo, Antonio Monestiroli e Paolo Zermani. L’ingresso è libero.

Di mesta ma grande importanza è il tema del cimitero in architettura; come crescevano le città tanto crescevano i cimiteri ma è in questi ultimi che si stabiliscono i ricordi, gli affetti, i resti fisici delle persone, ma anche delle città”.

Aldo Rossi 

 Il tema

Il tema del cimitero, nei suoi caratteri più generali, ha rappresentato per la società, nel trascorrere dei secoli, una delle maggiori espressioni di civiltà in un perfetto equilibrio tra arte e architettura, tra spazio fisico e spazio simbolico, tra costruzione e monumento. Edgar Morin affrontando il tema della morte in uno dei suoi primi libri, “L’Homme et la Mort” del 1951, sottolinea come conducendo un’analisi antropologica sulla nascita dell’umanità sia possibile individuare qualcosa, un avvenimento preciso e definito, che segni drasticamente il passaggio dallo stato naturale a quello pienamente umano. Nel capitolo “Ai confini della terra di nessuno”, racconta del primo segno che testimonia la nascita di una civiltà consapevole: “la sepoltura, come prima e sensibile prova della preoccupazione di una comunità e dell’individuo per la morte”. Allo stesso modo il legame che, nella letteratura, nell’arte, nel teatro, nell’architettura da sempre si stabilisce tra il mondo dei vivi e quello dei morti, che si congiunge ai nostri occhi in maniera indissolubile, ci spinge a considerare la possibilità di un continuo parallelo che rende incerto il confine culturale tra i due stati più assoluti dell’essere, permettendoci di parlare di città dei morti, casa della morte, monumento alla morte non distinguendo quasi le differenze, traslando le regole della città all’interno del tema cimiteriale. Come ci ricorda ancora Aldo Rossi “l’architettura spesso cacciata dai centri urbani, trovò nel cimitero un tema di alto impegno, presto superò il singolo monumento e lo rese sublime come la speranza “ultima dea” che fugge dai sepolcri”.

Importante capitolo per l’architettura

Per tutto l’Ottocento e sicuramente per buona parte del Novecento la progettazione di moderne necropoli, grazie al lavoro di alcuni tra gli architetti migliori delle differenti epoche, determina un capitolo fondamentale per la storia dell’architettura italiana; da Rodolfo Vantini a Gaetano Moretti, da Giulio Ulisse Arata a Carlo Maciachini fino a Giovanni Muzio la rispondente interpretazione al tema della memoria ha costruito un vero e proprio laboratorio a cielo aperto entro cui si è concretizzata una precisa idea di costruzione oltre che di società civile. Con queste premesse, in epoca moderna, il progetto del cimitero non costituisce più la semplice applicazione di regole prestabile, legate al solo suo funzionamento, ma diviene la vera e più profonda volontà di rappresentazione della “città dei morti” nella “città dei vivi”, del suo senso religioso in ogni professione di fede, del senso di rispetto legato al culto e alla custodia dei morti. La rappresentazione dei valori della civiltà e il rispetto indicano quindi il significato più profondo del luogo dedicato alle sepolture ricercando di volta in volta in epoche, popoli, culture e luoghi differenti, quella sintesi e quell’equilibrio necessario.

Il convegno cerca di mettere a confronto quattro esperienze del secondo Novecento in cui questo tema della “città dei morti” ha guidato le ragioni ma anche le scelte contribuendo al legame tra il tema del progetto urbano e l’architettura per i cimiteri.

LEGGI ANCHE: La storia di amore impossibile ai tempi dei Gonzaga