Capitale della cultura nel 2016 Mantova, nel 2020 Parma: una storia di interessi e collaborazioni che risale ai Farnese e, ovviamente, ai Gonzaga.

Capitale della cultura: Mantova e Parma

Mantova lo è stata nel 2016, Parma lo sarà nel 2020. Il titolo di Capitale Italiana della Cultura, che ogni anno vede la proclamazione di una città italiana, è nato dalla volontà del ministro Franceschini di non disperdere i progetti culturali che le città italiane mettono in cantiere e premiare ogni anno la più meritevole. L’iniziativa fa il verso all’altro titolo più prestigioso di Capitale Europea della Cultura a cui Mantova si candidò nel 2013 arrivando tra le finaliste. La vittoria finale, in tema di patriottismo, andò comunque a Matera. Il titolo vinto da Parma può essere un’occasione, vista la vicinanza culturale e geografica, per rilanciare anche Mantova. Molti sono gli spunti che collegano le due città. Anche all’epoca rinascimentale i Farnese e i Gonzaga creavano collaborazioni superando comunque una rivalità risalente a Ferrante Gonzaga che organizzò una congiura contro Pierluigi Farnese, primo duca di Parma e Piacenza.

Matrimonio d’interesse finito in nulla e prove di virilità

La più importante collaborazione sancì addirittura un matrimonio probabilmente con finalità politiche per una coalizione antifiorentina. La solita politica dei confetti. Così avvenne che il 2 marzo 1581 venne celebrato il matrimonio tra Vincenzo I Gonzaga e Margherita Farnese. Lui 19 anni e lei solo 14, all’epoca non c’è da stupirsi. Una volta rientrati a Mantova nello stesso anno il matrimonio non era ancora stato consumato a causa di una malformazione fisica di lei che impediva di avere rapporti sessuali. E pensare che tutto era già stato preparato: anche il servizio di ceramica recante l’unione degli stemmi di famiglia. Dopo due anni di stregonerie varie per salvare l’onore, la faccenda si poteva risolvere in un unico modo: matrimonio annullato e destinazione convento per Margherita che divenne religiosa benedettina con il nome di suor Maura Lucenia. Le potete far visita nella Chiesa di Sant’Alessandro a Parma. La vicenda ispirò nel 1966 il film Una vergine per il principe con Vittorio Gassman e Virna Lisi. Cinematografica e grottesca fu poi la vicenda legata a Vincenzo I che non perse tempo per organizzare il matrimonio con Eleonora de’ Medici nel 1584 e che passò alla storia per le famose prove di virilità atte a verificare la bontà del prodotto Gonzaga.

Il vecchio pittore e il giovane allievo

Sulla via Emilia ci sono stati intensi scambi artistici che vedono protagonista l’ultimo Andrea Mantegna. Alle prese con i lavori nella Chiesa di Sant’Andrea per la costruzione della sua Cappella funeraria si avvale della collaborazione di un giovane pittore, Antonio Allegri detto il Correggio. All’epoca era un teenager in piena fase di formazione. Quando Mantegna muore nel 1506 sicuramente Correggio portò via da Mantova con sé un fondamentale patrimonio di esperienza che utilizzò vent’anni dopo per realizzare la famosa Assunzione della Vergine nella Cupola del Duomo di Parma.

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Chi è stata letta per prima?

Nella famosa battaglia dei “campanili” italiani non poteva mancare la diatriba per assicurarsi il titolo di “giornale più antico d’Italia”. Parma e Mantova occupano i primi due gradini del podio. 1664 per Mantova e 1735 per Parma. La Gazzetta di Mantova era un semplice bollettino che, al costo di una gaxeta, informava sui fatti che accadevano in Europa. Il primo numero è custodito nell’Archivio di Stato di Modena. Il primato è ancora in terra emiliana.

Questione di tempo e di formaggio

Si dice Parma ed è impossibile non pensare al Parmigiano. L’origine della tradizione risale al 1135 con i monaci benedettini dell’Abbazia di Chiaravalle che s’inventano il modo di conservare per più tempo il latte in eccesso, aggiungendo caglio e sottoponendolo a salatura. Forme di “formazo duro” si trovavano già sulle tavole dei Gonzaga. Isabella d’Este, da buongustaia, ne inviava alla sua famiglia di Ferrara con tanto di lettera di accompagnamento, ricetta e abbinamenti. Il formaggio non è una semplice forma ma custodisce sapori e indicazioni geografiche che mettono i puntini sulle i. Tutto dipende dalla sponda del Po: a sinistra c’è il Grana Padano, a destra il Parmigiano. E poi è una questione di tempo: fino a 24 mesi per il Grana, fino a 36 mesi per il Parmigiano. Non rimane che prendere la decisione più saggia: assaggiarli entrambi e abbinare una visita delle due città.

Il curatore

Simone Rega è laureato in Storia dell’Arte ed ha conseguito il Master di primo livello in Management della valorizzazione territoriale ed accoglienza turistica. Scrittore e guida turistica, si occupa di promuovere e valorizzare attraverso eventi dedicati e bandi le aziende del territorio. Con il blog Meraviglia a Domicilio racconta Mantova e le piccole curiosità che stanno dietro alla Storia. Ha vinto nel 2012 un concorso nazionale di poesia e nel 2013 ha pubblicato il libro Il Testamento del Clown. E’ presidente dell’Associazione di promozione Sociale RUM Ri-animazione Urbana Mantova che si occupa di welfare e rigenerazione urbana. E’ inoltre local manager di Igersmantova, la community che si occupa di raccontare il territorio di Mantova attraverso Instagram.

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