L’amore ai tempi dei Gonzaga com’era? Scopriamo con lo storico dell’arte Simone Rega i retroscena, dalla prima notte di nozze nella Camera degli Sposi alla decapitazione in piazza di una Visconti.

L’amore ai tempi dei Gonzaga

Com’era l’amore al tempo dei Gonzaga? Non così diverso da oggi: ci si innamorava, si passava al fidanzamento, poi una festa pubblica che sanciva l’accordo e infine il matrimonio. A seconda del ceto sociale il tutto poteva avere certamente un’enfasi diversa. La forma del cuore, usato da ogni generazione di teenager, la si poteva trovare sulle lettere, sui muri e sulle ceramiche come dono d’amore o nei corredi da matrimonio. Anche il più classico dei cuori trafitto dalla freccia di Cupido. Forse l’amore in fondo non è mai cambiato se anche fra i cittadini erano gesti consueti donare un mazzo di fiori o cantare serenate sotto al balcone.

Retroscena, decapitazioni, matrimoni di interesse

Piazza Sordello era il luogo perfetto per manifestare tutto lo sfarzo dei grandi eventi. Addirittura l’8 febbraio del 1340 se ne confezionarono ben tre: Luigi Gonzaga, primo Capitano del Popolo, con figlio e nipote. I Gonzaga si riscoprono così più romantici di quel che appare. E proprio per una coppia di marchesi Andrea Mantegna ha realizzato la cosiddetta Camera degli Sposi. Ludovico II e Barbara di Brandeburgo si potevano bene dire la coppia più felice del mondo (bella un po’ meno visti gli standard dell’epoca). Dietro al riuscitissimo nome della stanza si nasconde in realtà la storia della vera coppia che passò lì nel 1573 la prima notte di nozze ovvero Margherita Gorni e Alessandro Donesmondi. Una sorta di prima suite luxury per le nobili famiglie mantovane. L’amore non fu estraneo nemmeno allo stesso Mantegna che arriva a Mantova nel 1460 già sposato con Nicolosia Bellini, la sorella del pittore Giovanni Bellini. Anche allora il matrimonio poteva essere un evento tra vip. E’ il caso di Taddea Mantegna, la figlia, che nel 1492 si sposa con Antonio Viani, il figlio del commerciante più in vista della città. Ancora oggi si possono ammirare gli affreschi sulla facciata della loro casa in Piazza Marconi.
Tralasciamo le storie più tristi che vedono l’amore piegarsi alla ragion di stato e far perdere pure qualche testa. Letteralmente. Come successe ad Agnese Visconti, vittima dei giochi politici tra Milano e Mantova e decapitata nell’attuale Piazza Pallone. Il più bel gesto d’amore mantovano rimane quello di Ocno che, secondo la versione di Virgilio, ha fondato la città chiamandola con il nome della madre Manto.

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Il curatore

Simone Rega è laureato in Storia dell’Arte ed ha conseguito il Master di primo livello in Management della valorizzazione territoriale ed accoglienza turistica. Scrittore e guida turistica, si occupa di promuovere e valorizzare attraverso eventi dedicati e bandi le aziende del territorio. Con il blog Meraviglia a Domicilio racconta Mantova e le piccole curiosità che stanno dietro alla Storia. Ha vinto nel 2012 un concorso nazionale di poesia e nel 2013 ha pubblicato il libro Il Testamento del Clown. E’ presidente dell’Associazione di promozione Sociale RUM Ri-animazione Urbana Mantova che si occupa di welfare e rigenerazione urbana. E’ inoltre local manager di Igersmantova, la community che si occupa di raccontare il territorio di Mantova attraverso Instagram.