Annata agraria 2017: Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia, in collaborazione con le Associazioni regionali dell’Agricoltura, presentano i risultati dell’indagine congiunturale sulla situazione del settore agricolo lombardo nel quarto trimestre 2017 e le prime stime sui risultati dell’annata agraria 2016-2017.

Annata agraria 2017: i primi dati infondono ottimismo

La tonicità della domanda internazionale mantiene elevate le quotazioni dei principali prodotti agricoli e continua a spingere l’export agroalimentare, anche se iniziano ad emergere alcune criticità, soprattutto nel settore lattiero-caseario e in quello vitivinicolo, che potrebbero penalizzare i risultati del 2018. Un campanello d’allarme proviene inoltre dai costi di produzione, di nuovo in crescita. Le prime valutazioni sui risultati dell’annata agraria 2016-2017 nel suo complesso indicano in Lombardia rispetto all’anno precedente una dinamica caratterizzata da un incremento rilevante del valore della produzione di beni e servizi della branca agricoltura sostenuto da una significativa crescita dei prezzi; l’andamento dei prezzi è stato rilevante per le produzioni zootecniche, che determinano quasi i due terzi della PPB agricola regionale, mentre ha interessato solo in parte le produzioni vegetali.

Risultati migliori dell’ultimo decennio

Le dinamiche del valore dei prodotti agricoli e dei mezzi di produzione hanno portato nel 2017 ad un rilevante incremento del valore aggiunto, che si posiziona su livelli decisamente superiori a quelli dell’ultimo decennio, ma che non risultano molto distanti dai livelli dei primi anni del secolo. Gli ultimi tre mesi del 2017 confermano la fase di ripresa in corso nell’agricoltura lombarda: gli indicatori relativi a fatturato e redditività ricavati dalle dichiarazioni dei testimoni privilegiati registrano infatti valori positivi e in ulteriore progresso rispetto al trimestre precedente, raggiungendo i punteggi massimi degli ultimi anni. Il 2017 si chiude così positivamente, proseguendo il percorso di miglioramento avviato nella seconda metà del 2016 dopo due anni di crisi.

Vivacità della domanda internazionale

Tale andamento è spiegato non tanto dalla crescita dei consumi interni, che mantengono una dinamica ancora molto moderata, ma dalla vivacità della domanda internazionale, che oltre a rappresentare un traino per l’export agroalimentare lombardo, in aumento di quasi il 10% nei primi nove mesi dell’anno, ha determinato in corso d’anno una significativa crescita delle quotazioni per i principali prodotti della zootecnia. Tuttavia nel quarto trimestre tale quadro positivo comincia a evidenziare qualche ombra: si registra infatti un rallentamento della domanda sui mercati internazionali per alcuni importanti prodotti, accompagnato da una crescita dei costi di produzione che coinvolge tutti i settori. Tali elementi non impattano direttamente sui risultati del trimestre in esame, ma determinano un peggioramento delle aspettative e potrebbero influenzare negativamente la dinamica del 2018.

Chi sale e chi scende

L’agricoltura lombarda ha fin qui beneficiato di una composizione settoriale caratterizzata da una specializzazione nella zootecnia, mentre le coltivazioni hanno registrato maggiori difficoltà anche per via delle condizioni climatiche sfavorevoli. In particolare:

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– risultati sono ancora positivi per il comparto lattiero-caseario, grazie al buon livello del prezzo del latte alla stalla; tuttavia proprio in questo settore si concentrano i maggiori timori per il futuro visto l’aumento di produzione a livello europeo, il calo del prezzo del latte spot e la persistente debolezza delle quotazioni del Grana Padano;

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– come nel resto dell’anno, le carni suine registrano la performance migliore tra tutti i settori, con quotazioni che si confermano su livelli molto elevati nonostante un calo nell’ultimo trimestre. Prosegue il buon momento dei prosciutti crudi marchiati e la crescita dell’export, mentre rallenta la domanda dai paesi extra-UE;

– le carni bovine confermano e migliorano ulteriormente i giudizi positivi ricevuti il trimestre scorso, dopo una lunga fase di crisi: i prezzi dei bovini da macello sono in costante crescita da settembre mentre i costi risultano stabili negli ultimi 6 mesi;

-il vitivinicolo evidenzia qualche primo segnale di crisi, dopo essere stato a lungo il settore più in salute dell’agricoltura regionale: pesa il calo produttivo dell’ultima vendemmia, dovuto alle condizioni climatiche particolarmente avverse, e il rallentamento dell’export, fattori non sufficientemente controbilanciati dalla crescita dei prezzi;

-i cereali rimangono il comparto più in difficoltà, caratterizzato da quotazioni insoddisfacenti e, per quanto riguarda il mais, da una campagna di raccolta penalizzata dalla siccità, che ha comportato anche una crescita dei costi di produzione.

Gli ostacoli alla crescita

Le prime valutazioni sui risultati dell’annata agraria 2016-2017 nel suo complesso indicano in Lombardia un andamento rispetto all’anno precedente caratterizzato da un incremento rilevante del valore della produzione di beni e servizi della branca agricoltura (PPB) stimato tra il 7,4% ed il 9,2%[1]. Un incremento sostenuto da una significativa crescita dei prezzi (stimabile complessivamente tra +7,4% e +9,1%) che ha riguardato solo in parte le produzioni vegetali (tra +0,7% e +3,7%), mentre è stato rilevante per le produzioni zootecniche (tra +12,2% e +12,7%) che determinano quasi i due terzi della PPB agricola regionale. In termini quantitativi nel 2017 la produzione agricola lombarda sembrerebbe essere rimasta stabile rispetto al 2016, ma con dinamiche differenti tra i settori. Se le produzioni animali hanno manifestato un incremento complessivo del +2,5%, le produzioni vegetali sono calate del -6%, per l’influenza di numerosi fattori che hanno modificato le superficie investite e inciso sulle rese; tra questi gli andamenti climatici non sempre favorevoli e la riforma della PAC con gli obblighi della diversificazione e delle aree ecologiche.