“No a uno Stato che chiude i negozi la domenica, vuol tornare a gestire il trasporto aereo e si oppone alle grandi opere”. Così il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi all’assemblea generale in corso questa mattina al Teatro alla Scala.

Assemblea Assolombarda al Teatro alla Scala: "No a uno Stato paternalista"
L’intervento di Carlo Bonomi

Assemblea Assolombarda a Milano: il succo

Un discorso duro, quello di Bonomi, di fronte a una platea formata non solo da addetti ai lavori: in sala anche il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria e il presidente nazionale di Confindustria Vincenzo Boccia, oltre – fra gli altri – al governatore lombardo Attilio Fontana col vice Fabrizio Sala e al sindaco di Milano Giuseppe Sala.

Dobbiamo impegnarci con forza perché non si radichi e si diffonda sempre più in Italia il ritorno in grande stile dello Stato paternalista  Non abbiamo bisogno di uno Stato che torni ad essere padre e madre: perché nella storia del Novecento questa formula ha prodotto guai immensi. L’etica pubblica non è l’etica di uno Stato che vuole dall’alto imporre ai cittadini la sua visione di cosa sia morale e cosa no.

Bonomi è stato ancora più specifico:

Dobbiamo dire no a uno Stato che chiude gli esercizi commerciali la domenica, sostenendo di difendere le famiglie . Viola la libertà di milioni di consumatori, abbatte consumi e lavoro, mina la possibilità che proprio le famiglie in cui lavorano due componenti si possano contemperare i tempi di lavoro con le scelte di consumo. No a uno Stato che crede di poter gestire nuovamente il trasporto aereo. Se non potevamo permetterci, anche giustamente, un aereo di Stato come quello della presidenza del Consiglio, possiamo mai tornare a permetterci una flotta pubblica di Stato? Perché non fare un referendum e chiedere agli italiani se vogliono ancora pagare di tasca propria per Alitalia?

Caustico anche il finale d’intervento:

No a uno Stato che si oppone alle grandi opere infrastrutturali come Tap, Tav, e Terzo Valico. Il governo ha evitato un grave errore respingendo la tentazione di chiudere l’Ilva, scelga ora sulle grandi opere di trasporto ed energetiche di parlare la lingua del futuro e non quella del passato.

Sostegno al Capo dello stato e all’Ue

Bonomi ha inoltre invitato tutte le classi dirigenti ad un’assunzione di responsabilità, in primis riguardo al sostegno del Capo dello Stato. E non ha fatto mistero della propria delusione (sua e dell’associazione tutta) nei confronti della Manovra di Bilancio.

Dobbiamo tutti contribuire a una nuova strategia di responsabilità nazionale, con gli occhi rivolti all’Europa. Non è il momento di abbandonare processi potenzialmente disgregativi cosi profondi nelle mani di qualcuno che non pensa all’interesse di tutta la comunità.

Sfiducia nella democrazia e nella Scienza

“E avvenuta nel volgere di pochi mesi – ha continuato Bonomi – una trasformazione profonda degli italiani. Assume forme di ripulsa verso la stessa idea di democrazia rappresentativa, verso i fondamenti garantisti della giustizia e della presunzione d’innocenza. Esprime sfiducia crescente verso la scienza – si pensi al fenomeno Novax – e le nuove tecnologie, imputate di sostituire lavoro umano accrescendo le fila dei disoccupati. Questi due ultimi fenomeni minano anche la fiducia verso la libera impresa, considerata come un attore di processi organizzativi, gestionali e finanziari non più volti a rafforzare l’occupazione e la coesione sociale, bensì potenzialmente tali da accrescere i divari di reddito e il disagio sociale”.

No tifo per i partiti ma per l’Italia

Noi non tifiamo per questo o per quello. Né per questo contro quello. Noi tifiamo per l’Italia, da sempre. Noi rispettiamo la politica e i partiti perché rispettiamo le istituzioni repubblicane, la nostra Costituzione. Ma dalla crisi non siamo usciti per diritto divino. Ne siamo usciti grazie soprattutto a impegno e sacrificio di migliaia di imprenditori italiani, e di tutti i nostri collaboratori. Come imprenditori abbiamo pagato un caro con quasi 700 vite umane spezzate e migliaia di aziende chiuse. E sulle 700 vite spezzate io penso che potevamo e dovevamo fare di più.

No a promesse scassa Bilancio

No a promesse elettorali scassa bilancio e di scarso impatto su crescita e lavoro. Come nel caso del Decreto Dignità, che secondo i primi dati attualmente disponibili col suo regime di causali obbligatorie e aumento dei costi esercita esattamente gli effetti contrari alla conferma dei contratti, effetti paventati da Confindustria e da tutte le associazioni d’impresa senza eccezioni. Ma rimaste inascoltate.

Stop intromissioni della politica

Non ha più senso l’antica separazione tra lavori manuali. Vogliamo cambiare l’Italia dal basso, attraverso i contratti. Senza intromissioni da parte della Politica. Insieme ai nostri collaboratori e ai loro sindacati. Perché attraverso i nuovi contratti aziendali si crea fiducia nelle nuove competenze, si dimostra che le nuove tecnologie creano lavori e saperi nuovi, si afferma ed estende il welfare aziendale, si promuove la formazione continua. Ed è cosi che cresce la produttivita.

Reddito di cittadinanza? Usare meglio quei soldi

E’ una visione antitetica, quella che vediamo oggi diffondersi. E allora diciamolo: i 19 miliardi del reddito di cittadinanza destiniamoli invece a un Fraunhofer italiano della ricerca per l’industria e la manifattura. Sullo stesso modello del 30% di finanziamento pubblico e del 70% a carico delle imprese, come in Germania.

La lista dei no: i prepensionamenti

No a uno Stato che torna a prepensionare aggravando il furto ai danni dei più giovani. Nessun dato empirico comprova l’ipotesi che un pensionato anzitempo lasci il suo lavoro a un disoccupato giovane. Al contrario, i dati dei Paesi OCSE mostrano che a crescere di più è chi ha insieme più occupati giovani e anziani, senza nessun automatico effetto sostitutivo.

Manovra di Bilanco bocciata in toto

Abbiamo già pagato un prezzo elevato alle modalità con cui il governo è giunto ad aggiornare il DEF, per poi modificarlo. Senza per questo convincere mercati ed Europa. Il punto di fondo non era e non è l’innalzamento del deficit 2019 al 2,4% del PIL. Se il maggior deficit fosse dovuto a un drastico innalzamento degli investimenti e degli stimoli alla crescita assumerebbe tutt’altro significato agli occhi di Europa, mercati e agenzie di rating e soprattutto al mondo delle imprese. Se invece il maggior deficit si persegue per continuare sulla vecchia strada di miliardi aggiuntivi alla spesa corrente – come a tutti gli effetti avviene destinandoli a reddito di cittadinanza e prepensionamenti – ecco che allora le stime di maggior crescita del PIL del governo non risultano credibili e il debito pubblico continuerà a salire. Non saranno 5 miliardi d’investimenti a far salire il PIL dello 0,9%. Il governo del cambiamento non ha prodotto una manovra di vero cambiamento. Una manovra da Paese responsabile dovrebbe accrescere in maniera significativa gli investimenti pubblici. E sul fisco avrebbe dovuto essere molto diversa. su questo il governo ci ha molto deluso”.

La lista dei no: il caso del Ponte Morandi

NO a uno Stato che ci chiama “prenditori” e che dopo anni di promesse continuo a non pagarci oltre 40 miliona il vero prenditore?

NO a uno Stato che crede di poter strappare 35 mila contratti di concessione: la vicenda tragica del ponte Morandi vede con troppa disinvoltura dimenticate le responsabilità della vigilanza tecnica e di sicurezza del concedente pubblico, ignorata la necessità che le responsabilità si accertino con indagini amministrative e penali, calpestata la prescrizione vigente che la realizzazione della nuova opera sia fatta con gara di evidenza europea e non con affidamento diretto. Ma su Genova anche l’impresa è chiamata a un dovere: il ponte Morandi ha anche mostrato che, quando li commette, l’impresa i suoi errori deve ammetterli.

E’ il Governo che ha un problema

Abbiamo visto che il Governo convoca a palazzo Chigi le controllate pubbliche e chiede loro di far questo e quello. Un governo dovrebbe sapere che grandi aziende quotate rispondono al mercati e la loro autonomia è un bene primario. Ma il tema è un altro: se un governo chiede alle controllate pubbliche di fare quel che nella manovra il governo non pensa di riuscire realizzare, è il governo che ha un problema.

Bacchettata anche sulle Olimpiadi

Nella ripresa italiana Milano, intesa come il territorio che noi rappresentiamo ovvero Milano, Monza Brianza e Lodi, è stata la prima. Ma il nostro senso di responsabilità è considerare il successo di Milano a disposizione del Paese. E in questo quadro ribadiamo il nostro sostegno alla candidatura per le Olimpiadi Invernali 2026. Basta controversie. Le Olimpiadi sono di una nazione, non di una città o di una regione. Se continuiamo a trasformar candidatura internazionale in un rodeo domestico, non è Milano che perde credibilità: è l’italia intera agli occhi del mondo. Per questo chiediamo che venga riconosciuta ora dall’attuale governo una maggiore autonomia dei livelli amministrativi che uniscono la Grande Milano e il mix di specializzazione della Lombardia.

Basta attacchi, equilibrio dei poteri

Se si attaccano le Autorità indipendenti che presidiano i mercati e se ne travolgono i vertici, si torna indietro di 40 anni e ci si esclude dalla comunita dei mercati. Se si tacitano i magistrati perché non eletti si abbatte la fiducia nell’eguaglianza di fronte alla legge e la si sostituisce con la giustizia dei partiti. La politica ha il suo mandato popolare. Ma le istituzioni di un Paese libero dai tempi di Montesquieu vivono dell’equilibrio tra poteri diversi. Guai a rinunciarvi!