“Grazie al decreto legge sull’enoturismo anche le cantine mantovane potranno beneficiare di una normativa attesa dagli operatori da diversi anni. In particolare, dalle nuove opportunità concesse dalla nuova legislazione potranno aumentare le presenze sul territorio provinciale fino a 20.000 enoturisti in più, con un giro d’affari per l’indotto di ulteriori 2,5-3 milioni di euro rispetto ai numeri attuali”.

Enoturismo

Lo afferma Giuseppe Groppelli, presidente di Terranostra Mantova, la struttura di rappresentanza degli agriturismi di Coldiretti Mantova, sulla base delle analisi della Federazione provinciale di Coldiretti.

“È un’opportunità che coinvolge non soltanto le cantine, ma anche gli agriturismi, i musei, il territorio nel suo complesso, perché l’enoturismo è anche cultura e storia dei vini e dei luoghi – prosegue Groppelli -. Come Terranostra Lombardia stiamo lavorando per promuovere tutti i distretti regionali del vino in maniera connessa e non soltanto le cantine del Mantovano”.

L’enoturismo, inoltre, è un’opportunità sia per incrementare in prospettiva l’export dei vini di qualità del territorio mantovano che per consolidare i consumi interni, che nel 2018 sono cresciuti in valore del 2,8%, per un valore di 14,3 miliardi di euro (fonte: Vinitaly 2019).

Cosa prevede il decreto

Il decreto sull’enoturismo disciplina una serie di attività formative ed informative rivolte alla conoscenza dei vini, in particolare Dop e Igp, strettamente legati al territorio d’origine, così come le visite guidate nei vigneti, dove potrà essere organizzata la vendemmia didattica, e nelle cantine, luogo invece di degustazione e di offerta dei vini, anche in abbinamento con prodotti agroalimentari, anche manipolati, trasformati o preparati a livello aziendale e pronti per il consumo. La nuova norma prevede una serie di requisiti e di standard di servizio. In particolare, sarà necessario assicurare un servizio ricettivo settimanale o anche stagionale per un minimo di tre giorni, un sistema di prenotazione delle visite, un sito o una pagina web e una adeguata cartellonistica all’ingresso dell’azienda. Altro punto chiave del decreto riguarda la possibilità che i vini aziendali in degustazione possano essere abbinati a prodotti agroalimentari, anche manipolati trasformati o preparati a livello aziendale, purché freddi e pronti per il consumo. Per valorizzare il legame col territorio sono da preferire le produzioni locali e tipiche dei luoghi in cui è svolta l’attività enoturistica.

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Il Consorzio vini Mantovani

Soddisfatto anche Corrado Cattani, presidente del Consorzio Vini Mantovani. “Il decreto legge sull’enoturismo dà finalmente chiarezza e tutela i produttori di vino – spiega Cattani – definendo dunque l’attività enoturistica, di formazione e informazione sul vino, l’accoglienza e l’attività di degustazione”. La missione ora è creare circuiti turistici specifici, in grado di coinvolgere i territori dell’Alto e del Basso mantovano e della media pianura, ciascuno con peculiarità diverse. Cattani auspica la realizzazione di tavoli permanenti in cui non solo le istituzioni e le cantine siano coinvolte, ma anche gli agriturismi, i Gal, le pro-loco, le organizzazioni agricole e del commercio. Un’opportunità, dunque, per valorizzare ulteriormente gli oltre 38.000 ettolitri di vino Dop e Igp prodotti nel Mantovano tra Lambrusco, Garda Colli Mantovani e Garda.

Riconversione e ristrutturazione vigneti

Coldiretti Mantova informa che è possibile fino al prossimo 31 maggio presentare la domanda relativa al Piano di riconversione e ristrutturazione dei vigneti 2019-2020, nell’ambito dell’Ocm vitivinicolo. Le misure riguardano la riconversione varietale (che consiste nel reimpianto sullo stesso appezzamento o su un altro appezzamento, con o senza modifica del sistema di allevamento, di una diversa varietà di vite, di maggior pregio enologico oppure di maggior valore commerciale); la ristrutturazione (che consiste nella diversa collocazione di un vigneto attraverso il reimpianto del vigneto stesso in una posizione più favorevole dal punto di vista agronomico, sia per l’esposizione che per ragioni climatiche ed economiche oppure nell’impianto del vigneto sulla stessa particella ma con modifiche al sistema di coltivazione della vite); il miglioramento delle tecniche di gestione dei vigneti attraverso operazioni di razionalizzazione degli interventi sul terreno, delle forme di allevamento o altre soluzioni, esclusa l’ordinaria manutenzione.

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