Reddito di cittadinanza: al via le prime operazioni, ma non c’è l’assalto agli uffici nel Mantovano.

La partenza a rilento

Al via le procedure per fare richiesta del reddito di cittadinanza voluto dal Governo, ma nella prima giornata non si sono verificati veri e propri assalti agli uffici preposti ad adempiere alle pratiche necessarie. E’ possibile fare richiesta sia negli uffici postali, sia negli uffici Caf dei sindacati o di varie associazioni. Oggi, mercoledì 6 marzo 2019, in ogni caso, sebbene diversi cittadini si siano fatti avanti, non si sono verificate code o intoppi.

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Le richieste in numeri

Nella tarda mattinata di oggi, 6 marzo 2019, negli uffici postali sparsi tra la città e la provincia, diverse persone si erano fatte avanti chiedendo lumi e chiedendo appuntamento per avviare le pratiche, ma l’affluenza è rimasta su numeri abbastanza contenuti. NeglI uffici postali, tra l’altro, non sono stati aperti sportelli dedicati: è sufficiente rivolgersi ad un qualsiasi sportello nella categoria “servizi al cittadino” per poter fare richiesta. La Cgil di Mantova, invece, nella tarda mattinata di oggi, mercoledì 6 marzo 2019, in tutta la provincia di Mantova aveva fissato 114 appuntamenti, con il numero in lieve aumento nel corso del pomeriggio. Tendenza simile anche in altri uffici preposti, con diverse persone che si sono presentate per il reddito di cittadinanza ma senza numeri sconvolgenti.

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Quanti ne hanno diritto nel Mantovano?

Secondo uno studio eseguito dal sindacato regionale Uil, in provincia di Mantova dovrebbero essere – a spanne – 69mila su 295mila i soggetti che potrebbero beneficiare del reddito di cittadinanza. Ma, sempre secondo la Uil, la misura predisposta dal Governo potrebbe creare alcuni problemi. “Uno strumento che aiuti le persone che si trovano in situazioni di povertà, purtroppo presenti anche in Lombardia, non può non vederci favorevoli – commenta Danilo Margaritella, segretario generale della Uil Milano Lombardia -. Purtroppo il reddito di cittadinanza così come concepito dal Governo è un ibrido dove si mischiano sussidi per chi è disoccupato e politiche attive per il lavoro. Rischia insomma di essere un pasticcio poco efficace e costoso, che oltretutto penalizza le famiglie numerose e con minori, oltre quelle con disabili. Ci vuole una riforma fiscale seria ed equa, che prima di tutto innalzi la soglia della No Tax Area per i redditi da lavoro dipendenti e per i pensionati, ovvero i soliti noti che pagano le tasse; fondamentale poi combattere l’evasione fiscale”.

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