Chiusure domenicali: no dei centri commerciali, in Parlamento si ricomincia daccapo

Stallo nel dibattito sulle chiusure domenicali, proposta forte nel programma del M5S. La Lega frena, i centri commerciali lanciano l’allarme occupazione.

Tra allarmi e posizioni contrastanti

Qualche giorno fa, a margine del lancio di un’importante campagna di solidarietà a sostegno di Croce Rossa Italiana, Massimo Moretti, presidente CNCC (Consiglio Nazionale Centri Commerciali) aveva lanciato l’allarme sulle chiusure domenicali: “40mila posti di lavoro a rischio”. Ma ora, sulla proposta sostenuta dal vicepremier Luigi Di Maio di chiudere i centri commerciali la domenica per agevolare le piccole realtà territoriali, anche la Lega esprime riserve.

Le riserve dei centri commerciali

Le grandi catene temono di dover licenziare centinaia di lavoratori. C’è grande preoccupazione più generale per le future sorti del comparto, in particolare in riferimento a novità normative più volte rivendicate dall’attuale maggioranza di Governo, soprattutto sul fronte Cinquestelle. Sul nodo delle chiusure domenicali nello specifico Moretti parla chiaro:

“Il dato dei 40mila è per altro sottostimato: alla Politica chiediamo anche noi (come per la Tav) di fare un’analisi costi-benefici perché ci sia la massima chiarezza su questo tema”.

Sette diverse proposte di legge

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Andrea Dara

In Commissione autorità produttive della Camera sono transitate in questi mesi sette diverse proposte di legge. Se n’è aggiunta di recente un’altra, a firma del leghista mantovano Andrea Dara (nella foto), che ha tentato una sintesi delle versioni avanzate dalle diverse forze politiche. Una sintesi però significativamente diversa da tutte le fonti che ha accorpato.

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Il relatore stesso ha chiarito che il nuovo testo “non è la Bibbia”, ma il risultato è che la presidente leghista della Commissione, Barbara Saltamartini, ha confermato l’esigenza di valutare meglio le ricadute sui territori, tenendo conto anche delle richieste delle associazioni di categoria. In particolare, pomo della discordia soprattutto le deroghe nel testo di Dara ai centri storici e ai negozi di vicinato che rimarrebbero aperti come oggi, elemento che ha fatto subito parlare il CNCC di discriminazione.