La decisione di Regione Lombardia di affidarsi per altri 10 anni a Trenord ha suscitato grandi polemiche, non solo tra i pendolari – stufi dei tanti ritardi e cancellazioni che costellano la carriera dei trasporti della compagnia – ma anche tra diverse fazioni politiche.

Il commento di Fiasconaro, M5S

Commenta così Andrea Fiasconaro, esponente regionale del Movimento 5 Stelle:
” Oggi, per il M5S, il vero problema non è la contrapposizione tra l’assegnazione diretta o il bando, piuttosto l’assenza totale di controllo da parte di Regione Lombardia. A fronte ad un servizio che non è all’altezza Trenord continua a fare quello che vuole, in assoluta autonomia, sottraendosi per giunta al controllo ispettivo del Consiglio regionale, nonostante sia partecipata indirettamente (tramite FNM) dalla stessa Regione. Inoltre, negli anni passati, sono state tardive le azioni della Giunta per rinnovare il materiale rotabile obsoleto o per far fronte all’esigenza di ulteriore personale viaggiante e negli impianti di manutenzione. Tutte problematiche che, nel novembre 2018, hanno portato ad un piano emergenziale con la soppressione di circa 100 corse al giorno, poi sostituite con pullman.
Il M5S al Governo sta facendo la sua parte con un investimento nel medio periodo di circa 14 miliardi di euro per potenziare la Rete Ferroviaria presente in Lombardia; anche la Lega ora faccia la sua intervenendo sulle inefficienze di Trenord per garantire qualità, puntualità è trasparenza.”

La nota di Baffi, Italia Viva

Anche da Italia Viva, tramite la consigliera comunale Patrizia Baffi, arriva una nota di rimprovero verso la decisione della Regione, guidata dal presidente Attilio Fontana.

“Sorprende l’entusiasmo con cui la Giunta regionale lombarda ha riassegnato il contratto per il trasporto pubblico locale su rotaia a Trenord senza nemmeno passare attraverso una regolare gara d’appalto. Parliamo di una società che ha abituato i pendolari lombardi a ritardi importanti e a disservizi quotidiani e che costituisce un pesante ostacolo allo sviluppo di una mobilità regionale sostenibile. Nonostante tutto questo, Regione Lombardia ha scelto di rinnovare l’incarico per altri 9 anni a 5 miliardi di euro (con un netto aumento dei sussidi che i contribuenti lombardi andranno a versare alla società di trasporto).

La situazione lombarda risulta analoga a quella veneta: invece di tutelare i propri cittadini aprendo il loro mercato ferroviario ad operatori più efficienti, le giunte regionali a guida leghista continuano ad attuare scelte protezioniste, che penalizzano gli utenti. La storia recente dimostra che, se venissero bandite delle gare veramente aperte, si stimolerebbe anche la nascita di nuovi operatori competitivi, come avvenne con Italo Treno ai tempi della liberalizzazione delle tratte ad Alta Velocità. Là dove invece si scelse di proteggere il monopolista, si danneggiano le nascenti aziende italiane, come nel caso del fallimento di ArenaWays.”

La richiesta di Italia Viva: riflettere

“Come Italia Viva chiediamo che si apra una riflessione generale sul modello di trasporto pubblico locale in Lombardia: oggi i 2 maggiori attori, ATM e Trenord, percepiscono oltre 900 milioni di Euro di sussidi, a cui vanno a sommarsi gli incassi derivanti da biglietti e abbonamenti. L’obiettivo dovrebbe essere una seria liberalizzazione del trasporto pubblico locale: dove ciò è avvenuto (ad esempio in Germania), sono drasticamente diminuiti i sussidi pubblici percepiti dalle aziende ferroviarie. Perché non proporre un simile modello anche in Lombardia, così da tutelare al contempo gli utenti del servizio e i contribuenti?”

TORNA ALLA HOME

Leggi anche:  Le Sardine scrivono a tutti i comuni della Lombardia