Un cartello, questo, destinato ad entrare nella storia del calcio amatoriale. Il messaggio lanciato dalla società calcistica G.S. La Pieve Nonantola è forte e chiaro: qui si gioca perché ci si diverte e lo si fa insieme, non ci sono campioni ma solo una squadra. 

Il cartello della G.S. La Pieve Nonantola

Il cartello che cita «Chi pensa di avere un campione è pregato di portarlo in altre società» è stato affisso anni fa sopra l’ingresso degli spogliatoi del campo della società calcistica G.S. La Pieve Nonantola, paese dell’Emilia in provincia di Modena. Si tratta di una squadra oratoriale con circa 250 tesserati, per la maggior parte bambini e ragazzini divisi in dieci squadre di diverse età.

E’ passato del tempo  da quando il cartello è stato scritto, ma grazie a un articolo dedicatogli dalla Gazzetta di Modena, la storia e il messaggio lanciato sono diventati in poco tempo virali. Una vera lezione di Squadra e di Sport con le “S” maiuscole: un insegnamento rivolto soprattutto ai tanti genitori di piccoli giocatori che pensano sempre di confrontarsi con adulti e di poter urlare qualsiasi cosa dagli spalti, prendendo tutti come avversari con cui scontrarsi e dimenticandosi che in campo ci sono invece solo bambini che giocano ad uno sport che amano.

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Il commento del presidente della squadra

Matteo Masetti, presidente della squadra modenese con un trascorso da scout – che ha fatto propri i valori dello sport sano e dello scoutismo vero – ha spiegato con poche e semplici parole il perché di quel cartello. Masetti ha sostenuto che spesso i genitori vedono il campo sportivo come una battaglia e che per questo motivo gli è venuta l’idea di appendere un cartello con quella frase. Un concetto che è importante esprimere e trasmettere a chi viene per praticare attività sportiva in un centro come quello di Nonantola, di natura parrocchiale: la stessa Federalcalcio trasmette l’insegnamento che il pallone deve essere divertimento.

Anni fa un genitore “avversario” picchiò un giocatore

A detta di Masetti, il messaggio affisso chiaramente nel campo sembrerebbe funzionare. L’ex capo scout ha infatti dichiarato che da tempo non si verificano gravi episodi come quello realizzato anni prima, quando un genitore di una squadra avversaria aveva picchiato un giocatore della juniores. L’auspicio di Masetti è che la lettura delle parole del cartello – ben poco fraintendibili – induca alla riflessione, scoraggiando comportamenti scorretti e litigiosi. Il campo da calcio non deve essere il set di una gara spietata, ma un luogo dove praticare sport salutare.

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